Tra i tanti "impegni" di questi giorni c'è anche quello di corredare la casa cumse di ciò che manca. Giorno dopo giorno, necessità dopo necessità, la lista si completa. Nei container inviati dall'italia pochi hanno pensato al materiale per la casa, qualcosa c'è...il resto lo cerco in città. Al mercato, trattativa dopo trattativa (e quando arriva il bianco tutti si precipitano per il grande affare). Nei magazzini, ma gli articoli o sono finiti o sono di scarsa qualità. Per le cose più impensabili ricorro ai cinesi. Sì, proprio loro. Anche qui. Come in ogni altro luogo (al di fuori dell'asia) sono nascosti. Non li vedi in città, ma ci sono. Li trovi seduti dietro il bancone del loro negozio (boutique), a far la cassa. Mi chiedo se sappiano il francese...No, non lo sanno. E se vogliamo affermare che lo sanno, allora io potrei insegnarlo all'università. Il problema sorge quindi quando gli devo chiedere se hanno una tenda per la doccia. In francese sarebbe più o meno così: "est-ce-que vous avez les rideaux pour la douce ?" In pratica il concetto chiave è " les rideaux" (le tende, che foneticamente si pronuncia "le ridò"). E lui mi chiede: "lelidò?" (alla cinese, appunto). "lelidò?" Provo a gesti a farmi capire, cerco di disegnare sull'aria cosa dovrebbe essere...forse in cina non le usano, oppure è un foglio di carta di riso, non so. Per fortuna arriva un "commesso" (forse aiutante, o forse "schiavo") camerunese. In che lingua si siano parlati non lo so proprio, forse il ragazzo camerunese ha studiato il cinese, forse. Comunque lui ha capito e mi tira fuori una "cineseria". Una tenda sottile sottile, che un fazzoletto di carta è meglio. Lascio perdere, costava un botto e si sarebbe rotta dopo una sola doccia. I ragazzi troveranno un'altra soluzione.
venerdì 25 giugno 2010
TANTI AUGURI ANNA
Passato brillantemente l'anno di Cristo, oggi Anna ne fa 34. Abbiamo voluto festeggiare all'italiana, ovvero cena fuori. Quando partiamo per un ristorantino sotto le stelle, l'orizzonte è illuminato da lampi. Si preannuncia un bel temporale, ma non è così vicino. Ce la facciamo sicuramente a mangiare, anche la torta che il suo ragazzo Alphons ha preparato per l'occasione. In macchina si stà un po' strettini (siamo in 8), quindi Emanuele e Alphons salgono sul cassone.
Quando arriviamo è già tutto pronto, mancano da ordinare solo le bibite.
Si è alzato un po' di vento. Meglio, la giornata è stata davvero calda. Ci servono pesce e pollo, patatine fritte e pane. Il cibo è buono, la compagnia ottima, il piccolo boukarou sopra la nostra testa è stato rifatto da poco. Terrà l'eventuale acqua, dovesse mai piovere?
Non finisco di pensarlo che inizia a piovere; il tempo è cambiato repentinamente, come se fossimo in montagna....ma io questa terra ancora non la conosco bene per capire che è imprevedibile tutto. Ecco ora va via anche la luce e cercare il proprio pezzo di pollo diventa difficile. Ma ci pensa Barbara che comincia a fare foto con il flash..."Regardatemiiiii" urla (nel solito misto francese-italiano che ci piace tanto) e mentre scatta la foto, torna anche la luce.che sia davvero una strega?
Prima che venga il diluvio corro a prendere la macchina per avvicinarla al boukarou. Quando torno sono già fradicio. Gli altri, per fare tre metri, si annegano. Adesso siamo in otto pigiati come sardine dentro l'abitacolo. Il ricircolo d'aria non permette al vetro di spannarsi, l'acqua viene giù talmente in quantità che le spazzole non riescono a tener pulito il vetro. Insomma...non si riesce a vedere una "cippa". Procediamo a passo d'uomo verso casa; l'azzardo è restare dove siamo. Dopo un paio di chilometri Paolo si accorge di aver lasciato la macchina fotografica sul tavolo. Torniamo indietro. Il tempo peggiora ancora, oramai l'acqua ha invaso tutta la strada, i rami degli alberi più giovani si piegano quasi a toccar terra. Il vento spazza via ogni cosa. Esco per prendere la macchina fotografica; quando rientro sono ancora più zuppo di prima. Le poche macchine in circolazione si fermano sul ciglio della strada, noi invece avanziamo impavidi. Nella notte scura, lungo un improbabile marciapiede (che comunque non esiste), un signore con il bubu bianco (abito tradizionale mussulmano) avanza camminando sotto la pioggia. Un pazzo. O il fantasma di Djamboutou. L'ultimo pezzo di strada per arrivare finalmente a casa sono circa due chilometri di sterrato, ora semplicemente fango. La macchina non ha molta presa, scivola sull'acqua come fosse una tavola da surf. Le buche non si vedono, ci finiamo dentro e si alza una pozzanghera di acqua e terra. Pianino pianino ce la facciamo, in macchina scherziamo per tagliare la tensione. Siamo a casa. Adesso possiamo veramente goderci la torta di mele di Alphons. Si spengono le luci, tre candeline rischiarano la stanza, un desiderio, un soffio...tanti auguri. Grazie per la serata. Gnam gnam.
venerdì 18 giugno 2010
CASA CUMSE [12.06.2010]
Oggi si inaugura la nuova "Casa Cumse". Fino ad un paio di mesi fa ci abitava Benjamin con la sua famiglia, in locazione gratuita. Poi, con il paventato arrivo della squadra di volontari di Cumse, si è preferito ristrutturarla e renderla abitabile un po' più in stile "europeo". Non so giudicare se sia stata una scelta opportuna, ma in ogni caso da oggi è agibile. E' ancora un po' spartana ma ci sono i letti, i bagni funzionano quasi del tutto (in uno c'è solo acqua fredda, doccia compresa...ma con il caldo di qui...), la cucina sembra quella di un campeggio ma è utilizzabile, tavoli e sedie, frigo (pieno di cibi italiani), cucina a gas come una volta...Nel pomeriggio vi si sono trasferiti Roberto, Filippo, Giuseppe, Enrico e Dino. Ho preparato loro i letti; spero che questa casa diventi un nuovo punto di riferimento e di accoglienza per i tanti volontari che arriveranno. La convivenza in Casa Coe (dove io e Cristiana resteremo fino alla nostra partenza), in questo ultimo mese, non è stata facile. Quando si vive insieme in una comunità bisogna sapersi rispettare, accettare i reciproci limiti umani, mettersi intorno ad un tavolo con serenità e cercare di risolvere gli eventuali problemi, collaborare per la buona armonia, ...Qualcosa ci è sfuggito, negli ultimi giorni c'era in effetti un po' di tensione. Ho cercato e fortemente voluto che la casa fosse abitabile al più presto. E' un po' una piccola sconfitta per tutti noi, ma sono convinto che fra qualche giorno potremo ripartire con il piede giusto. Vivere insieme mette a nudo le criticità del quotidiano, soprattutto qui in Africa dove le comodità sono altra cosa rispetto alle abitudini di casa nostra, dove il clima caldo, il sudore, il fastidio delle mosche e delle zanzare ti snerva, dove anche il mangiare (il cosa ed il quanto) segna la differenza. Fra qualche giorno ognuno avrà riconquistato la sua serenità; allora sarà il momento di fare una piccola verifica. L'obiettivo dovrebbe essere comune: aiutare questa gente, terminare l'ampliamento dell'ospedale, costruire rapporti umani e collaborare con questo popolo...quindi non dovrebbe essere difficile ricucire i piccoli strappi creatisi. Altrimenti non ha senso continuare.
E IL RESTO ?
Nella quotidianità di quaggiù ti può capitare che il resto non coincida con quello che tu desideri e che ti spetta. Difficile da capire ma è così. Oggi sono stato a rinnovare l'abbonamento di questa fantastica chiavetta usb che funziona a meraviglia (??!!, ma è la migliore sul mercato...) e mi spettavano 6.150 FCFA di resto. La cassiera me ne dà 6.100. La guardo, le dico che i conti non tornano, lei allarga le braccia e mi dice che non ha altri spiccioli. Così, semplicemente. Resto impalato (e un po' attonito) ma non me ne vado. Allora le chiedo perché invece di darmi 6.100 non mi dà 6.500 (avevo visto la monetina da 500 !), oppure perché non esce a cambiare i soldi, o mi fa uno sconto, ...Lei non si preoccupa, non si smuove, resta sprofondata nella sua sedia, continua a guardarmi come non capisse perché insisto tanto per 50 FCFA. Insisto solo per principio, solo perché mi dà enorme fastidio questo comportamento, questa idea che l'uomo bianco sia ricco e che a lui non costi nulla rimetterci 50 FCFA. In questo modo sto bloccando la fila, allora uno dietro di me chiede qual'è il problema e anticipa lui i 50 FCFA. Non capirò mai come sia possibile che dentro i negozi, nei bar, al mercato dove tutti fanno acquisti (quindi un certo giro di soldi esiste), non abbiano mai il resto. Alle volte aspetti anche 10 minuti prima che riescano a mettere insieme quello che ti devono. Ma non dipende dal fatto che paghi con tagli grossi (oramai l'abbiamo capito)...forse ci provano ?
NIENTE DI NUOVO
Il giorno dopo (dopo una solenne dormita), alle 11 puntuali, siamo di nuovo in aereoporto. Portiamo le nostre belle fatture (false) per cercare di sdoganare questi stramaledetti scatoloni. Non sapessi cosa c'è dentro...ma purtroppo lo so. Sarei addirittura contento se me li requisissero, guarda un po'.
Lui fa il serio, ci richiede cosa trasportiamo, ci ridice che dobbiamo pagare lo sdoganamento (che ancora non sono riuscito a capire a quanto ammonta). Prende le fatture, fa le sue belle somme, converte il tutto in moneta locale, ...Gli rispiego che sono per l'ospedale, che abbiamo sette container in arrivo (appunto, non ce n'era a sufficenza di materiale dentro, per non dover portare altri due cartoni?) e che questo è urgente (ma dove !!!)...ma si "commuove" solo quando Emanuele gli dice che l'ospedale è della diocesi. Io queste cose ancora non ci riesco a pensarle, si vede che sono ingenuo. Gli nomini la diocesi ed allora tutto cambia. Diventano tutti più gentili, quasi si conquistassero il paradiso. Ci guarda , ci butta le fatture e ci dice di andarcene. Così facciamo, senza pagare alcunché. Scuoto la testa perché non capirò mai certi comportamenti. Niente di nuovo, insomma.
ANCORA DOGANA
Abbiamo riposato un giorno intero in capitale. Siamo ospiti di un'altra struttura del COE, un centro di animazione socio sanitaria. Qui hanno un piccolo ospedale in un quartiere cittadino. In un anno fanno partorire 3500 mamme. Noi al nord non arriviamo a 600. Ritroviamo Giuseppe, Aurora e Tina. Giuseppe è come sempre un mare in tempesta, pieno di idee, pieno di conoscenze. Ha appena terminato di seguire la costruzione di un altra ala dell'ospedale. Lui sì che è bravo, lui sì che c'è riuscito. Vorrei tanto anch'io. Aurora invece è una missionaria comboniana che ti stupisce sempre con i suoi rimedi naturali a base di piante. Sta studiando da sei mesi il francese, ma inforca una serie di francesismi tagliati con lo spagnolo che assomigliano tanto al nostro veneto rivisto in salsa catalana. Insomma "nun c'ea fà". Scopriamo invece una Tina brillante, energica, piena di voglia di sperimentare anche dopo 40 anni di africa. Io domani riparto, Cristiana si ferma per una settimana a far nascere bimbi (se glielo faranno fare).
In aereoporto ci arriviamo con un certo anticipo. Quattro ore, non so perché visto che poi si attardano ad aprire il check-in. Ho solo uno zainetto e i miei due fidi scatoloni, pieni zeppi di "puttanate". Dico così perché sono pezzi che si trovano anche in cameroun, di qualità forse inferiore, ma intanto io mi sto portando dietro 38 kg di materiale. Pago il sovraccarico e mi imbarco. Qui i controlli sono stati ...nulli.
Con la gioia nel cuore parto. Dovrei scendere a Garoua ma l'aereo decide di andare più a nord (scalo a Maroua) per poi ritornare indietro. Che bello...a me che poi piace tanto atterrare e decollare. Finalmente alle 12.00 atterro, con un ritardo di un'ora. Aspetto le mie valigie di cartone, le carico sul mio carrellino preso d'assalto dai portabagagli (ma che adesso so come tenere a bada) e mi avvio all'uscita. Semplice. Semplice per te. A un metro dalla porta (perché qui siamo un po' più artigianali nei controlli), il capo della dogana ferma il mio carrellino con un piede e mi chiede cosa trasporto. Provo a spiegarglielo ma mi chiede di seguirlo nel suo ufficio. Che palle ! 'Sti due scatoloni (e chi me li ha consegnati) mi stanno facendo girare... Apro, guardano il materiale, riguardano il passaporto ed il permesso di soggiorno..."e le fatture dove sono ?" Le fatture ? C'è mezzo aereoporto pieno di gente che trasporta le proprie cose in scatoloni e tu vieni proprio da me che ho pure gli scatoloni più piccoli ? Le fatture non ce le ho ! Provo a spiegare che è materiale donato, che è per l'ospedale, per una missione umanitaria...è già tanto se mi ridanno il passaporto. Devo tornare domani con le fatture ed il responsabile dell'ospedale. Esco con solo il mio zainetto, incazzato nero; ad attendermi ci sono Dino, Riccardo ed Enrico (i volontari CUMSE arrivati ad inizio maggio). Dino mi chiede se gli ho portato il materiale...vorrei spaccarglielo in testa il suo materiale !
VACANZE: LA RIPARTENZA
...come quando siamo partiti a novembre, poco di diverso. Non abbiamo appreso nulla dall'esperienza già fatta. Corse per salutare tutti, corse per chiudere le valigie, a letto troppo tardi, la sveglia alle due e mezza di mattina, ...nelle valigie poche cose nostre, molte per la "missione"...Confusione al check-in. Per un attimo sembra che non possiamo partire. Abbiamo il biglietto, il passaporto, pure il permesso di soggiorno camerunese, ma l'addetto al check-in (il più furbo lo troviamo sempre noi) fa storie perché non trova un legame tra il passaporto ed il permesso di soggiorno. Secondo lui, che si rifà all'ordinamento italiano, nel permesso di soggiorno camerunese deve esserci l'indicazione del numero di passaporto italiano. Spiegagli tu che in camerun non è così...Partiamo, "...ma se poi vi bloccano sono cavoli vostri...". Con buona pace della sua anima, invia i bagagli per il carico in stiva. Superiamo il check-in ma non facciamo in tempo a presentarci all'imbarco che veniamo chiamati per un controllo urgente da parte della dogana italiana. La poliziotta vuole solo uno dei due. Manca mezz'ora alla partenza dell'aereo. Scendo con lei in hangar e strada facendo mi pone un sacco di domande su chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo. Mi fa aprire due dei tre bagagli (una buona media). Nella valigia (già chiusa con il cellophan) si è attivato il mio tagliabarba. Loro tramite il metal detector vedevano qualcosa vibrare e per loro era un timer (di una bomba ? aspetti di chiedermelo ?). Lo scatolone invece contiene tubi, raccordi, seghe, tagliavetri ed una batteria da moto. Anche in questo caso "quella strana massa al centro dello scatolone" era per loro una bomba. Apro, svito tutti i tappi della batteria, la rovescio per far vedere che dentro non c'è alcun liquido. Tutto ok, "sa noi siamo tenuti a controllare...". Per richiudere lo scatolone adesso manca lo scotch. E mancano 15 minuti al decollo. In terra tutto il cellophan steso, con il quale in tre riavvolgiamo la valigia. A questo punto siamo degli amiconi, il nastro adesivo vado da solo a cercarlo in hangar (cavolo, che sicurezza...). Poi ad un certo punto mi dicono che mi devo spicciare. Salgo di corsa ed in effetti son tutti là che aspettano solo me. Manca solo il mio biglietto. Salgo e tra un accidenti e l'altro partiamo. Siamo in volo, stiamo tornando. Come inizio di viaggio non è male. Già movimentato a terra, poi in volo imbarchiamo una serie (per me infinita) di vuoti d'aria. Non vedo l'ora di metter piede a terra.
Iscriviti a:
Post (Atom)