venerdì 17 dicembre 2010

KALEIDOSCOPIO

Dovrei guardare bene sul dizionario cosa significa, ma ricordo che era un insieme di colori e di immagini che riempiono lo sguardo. Essere all'aereoporto con Barbara ed Emanuele è la stessa cosa. Quando stamattina ho portato le valigie con Emanuele, mi è piaciuto rispondere alle sue domande su quanto sia difficile il rientro, quanto ti abbia cambiato questa esperienza, quale sia la sensazione più bella, ... il regalo più bello, adesso, è essere insieme. Le ultime due ore a cercare di ridere ancora delle nostre avventure, a cercare di non piangere sapendo che ci stiamo allontanando. All'aereoporto a salutarci viene addirittura l'impresario, avvisato da chi non si sa...non siamo riusciti a salutare tutti, ma tutti sono nel nostro cuore. Per un attimo distraiamo il pensiero da questo "arrivederci", duro come un macigno. E chi l'avrebbe mai detto ?

Una voce annuncia l'imbarco. Un abbraccio è poco, ma è quel che possiamo regalarci. Lasciamo scorrere le lacrime, impensabile di trattenerle. Ciao Garoua, ciao Ema, ciao Mozzo...on est ensamble...

Il volo è stato anticipato. Sabato 18.12.2010 atterriamo in Italia.

Buon Natale a tutti. Cri & Ross

14.12.2010, notte

"Notte prima degli esami" è una vecchia canzone di Venditti. Per noi che l'abbiamo vissuta ed è ancora viva nei nostri pensieri, è stata una notte piena di pensieri, di paure, di ansie e di speranze. Ma la costante era che ...non dormivi. Ed eccoci qui, anche noi, con gli occhi fissi a guardare il soffitto, a captare gli ultimi rumori del giardino, ad aspettare il telefono di Abrham che suona, a farci mille domande...abbiamo fatto qualcosa, qui in un anno e poco più ? Abbiamo creato legami che possano durare nel tempo ? Abbiamo lasciato una piccola traccia del nostro passaggio ? Se fossimo sinceri con noi stessi, dovremmo dire di sì. Qualcosina abbiamo fatto, ma resta il dubbio che resti ancora molto da fare. Andare via così, "di corsa", è un po' come scappare. Ma non ci sarebbe mai fine, quel giorno della partenza non arriverebbe mai...allora ti resta di guardare le valigie appoggiate al muro, pieni di ricordi e di sensazioni, appoggiare la mano al muro per cercare ancora quel calore di questa terra che scotta, sentire se i tuoi vicini di stanza dormono, ...

E' la nostra ultima notte a Garoua, domani si parte per la capitale...tutto sembra finito in un attimo. Un bellissimo quadro appoggiato alla porta è il regalo di amici che hanno camminato con noi. Difficile non piangere nel leggere il loro ultimo saluto.

PENSIERI RUBATI

E' bello starsene seduti intorno ad un tavolo, intorno ad una birra (che poi sono l'unico ubriacone del gruppo...) e raccontarsi i nostri pensieri. Pensieri che adesso voglio "rubare" e condividere. L'altra sera si ragionava sul nostro anno in Africa. Difficile, duro, bello, intenso...soprattutto la sensazione di aver messo in campo risorse che non sapevamo di avere. L'Africa, da questo punto di vista, ti sveglia. Ti impone di trovare soluzioni, di arrangiarti, di pensare oltre, di guardare in ogni direzione. E per noi che siamo abituati al "tutto e subito", al chiedere e comprare...bhe, ragazzi, qui non c'è storia. Ma ci ricordiamo i primi giorni in cui diventavamo matti per il ritmo lento ? perché le cose non si trovavano ? perché tutto si rompeva ? perché nulla girava per il posto giusto ?...qui la vita si assapora lenta, giorno per giorno. Come sarà rientrare, soprattutto sotto le feste di Natale ? Forse un caos difficile da reggere. Intanto qui si sta preparando il pranzo di Natale con tutti i dipendenti delle strutture. Quest'anno i regali sono semplici ma essenziali. Due litri d'olio, del sale e del sapone. Anche qui si insegna a regalare cose utili. E noi, come siamo messi ?

RAMATOU

Siamo a Saare Jabbaama per i saluti agli educatori ed ai ragazzi. Fra pochi giorni partiamo ed allora eccoci in giro per le strutture per un saluto finale.
I ragazzi più grandi stanno ripulendo il mais per il pasto serale; i più piccoli sono a scuola. Arriva una macchina con Jacques e Ramatou, l'unica educatrice femmina. E' in maternità perché un mese fa ha partorito una coppia di gemellini. Da quando si è dedicata forzatamente alla gravidanza, non ha più messo piede a Saare Jabbaama. Quando i ragazzi la vedono le corrono incontro entusiasti, per loro è come se fosse una mamma. Le strappano di braccio i piccolini, la riempiono di baci ed abbracci e si coccolano i neonati. E' una immagine bellissima, di una dolcezza e di una semplicità disarmante...dei ragazzi di strada, che non hanno quasi più famiglia, che si prendono cura dei fratellini più piccoli con un amore sincero e totale. E' bello esserci, per riassaporare ancora una volta i valori veri di questa vita.
Parlare con Ramatou smuove l'anima. Il primo compagno è scappato quando ha saputo che era incinta; lei se n'è andata di casa perchè osteggiata dalla famiglia. Il suo nuovo compagno, padre dei due piccolini, è senza lavoro. E lei, a Saare Jabbaama, era una volontaria, senza stipendio. Eppure è qui, grazie anche al contributo della struttura, con il sorriso di sempre.

GORGES DE KOLA

(pubblicato in ritardo)
Ultima gita, qualche settimana fa, alle gole di Kola. Posto strano, un po' lunare, in mezzo al nulla. Segui una pista, trovi un cartello, parcehggi l'auto e prosegui a piedi. Nulla di diverso da una qualsiasi altra gita. Ed ecco la roccia in mezzo alla sabbia, l'acqua in mezzo all'arsura, lo stupore semplice di scoprire ogni giorno cose nuove. E' come stare dentro un torrente. La roccia nera brucia i piedi, la luce acceca ogni cosa...
Quando rientramo in superficie troviamo refrigerio sotto un boukarou. Mangiamo il nostro panino preparato come al solito all'ultimo. Ad osservarci ci sono i soliti ragazzini, pronti a raccogliere le briciole che cadono. Ancora una volta resto colpito da questa "miseria".

L'ECOMOSTRO

(pubblicato in ritardo)
Giornata folle, ma si doveva fare. Da sette anni c'è in giardino il container verde con dentro...non si sa bene cosa. Dovevo affrontarlo. E siccome adesso ho bisogno di spazio e stiamo cercando di infilare tutto dentro l'ospedale (tutto quel che serve), l'ho attaccato. Su un lato, dietro pezzi di mobiletti (stile ikea) da montare, ci sono sei letti d'ospedale. Quelli che servono per completare il day hospital. Tolti quelli, sull'altro lato, appare l'ecomostro. Ne avevo sentito parlare, sapevo che c'era. E adesso è lì, davanti a me. Posso toccarlo, ma lo prenderei volentieri a martellate. E' una macchina per la radiologia. Credo sia degli anni 80. Dopo pranzo siamo andati tutti in visita (io, Barbara, Emanuele e la consulente tecnica Cristiana). Confermato. E' degli anni 80. Funzionerà ancora ? Chi la sa montare ? Il tempo oramai volge al termine, sarà la missione di qualcun altro. Non posso farcela. Resterà lì ancora per altri sette anni ?

CAM [7]

(pubblicato in ritardo)
...storia di una tanichetta spersa in un container...
Quando ti imbatti nella voglia di mettere ordine in quello che resta nei container, può capitare di scovare in fondo ad una cassa una piccola tanica che ti era sfuggita. Allora la guardi incuriosita, perché forse è quello che cercavi da tempo, che non saltava mai fuori ed ora che hai quasi finito...eccola lì. E' la curiosità a trasportarti, a prenderla in mano, leggere l'etichetta...profumo per auto. 5 litri....vi siete dimenticati di inviare anche il profumatore. Lo aspettiamo, eh ?!

domenica 12 dicembre 2010

LA STRADA DEL RITORNO

...chi viene in montagna con me, sa che non amo tornare per lo stesso sentiero.

Non so perché, ma è così. Sembra di tornare indietro, invece a me piace arrivare a casa per una strada nuova. Sarebbe bello tornare in italia attraversando il deserto o risalendo la costa ovest dell'africa. In macchina. Quante volte ne abbiamo parlato con Barbara ed Emanuele...sarà il prossimo sogno.

Per oggi purtroppo mi tocca rientrare dalla città per la solita strada. La faccio mille volte al giorno...ma si vede che si avvicina il nostro rientro ed allora sento già che questa terra un po' mi manca già. Mi mancherà la tranquilla frenesia del nostro fare, del nostro convivere con altre persone, di sapere che ogni giorno sarà un'esperienza nuova. Non mi sono mai interessato di sapere o capire cosa sia il mal d'africa. Tanti ne parlano. Adesso provo a pensarci e credo che per me sia il modo di vivere qui. A volte irritante, molto spesso libero da schemi e condizionamenti. I vincoli, i limiti - se vuoi - te li metti tu. E qui non c'è la rincorsa al "tutto", concorrenza sul posto di lavoro, televisione che ti toglie il pensiero, ...c'è invero la fame, la povertà, la morte. Ma dietro tutto c'è il sorriso, la mano che chiede e che ti offre il suo aiuto. Ci sono molte cose che a casa non abbiamo, o abbiamo dimenticato. Chiusi nel nostro mondo. Questo è un altro mondo, è vero. Nel bene(ssere) e nel male(ssere). Ma chi aveva provato a descriverci l'africa, ha dimenticato mille e mille cose. Nemmeno noi riusciremo a trasmettere agli amici la nostra esperienza. Allora come si fa ?

CAM [8]

...storia di "rosso malpelo" in cameroun...

Ero in città per le ultime compere, nulla di particolare. E' vero che stamattina alle 6 c'erano 13 gradi (lo dice il dottore), ma nulla di così insolito nell'aria. Vado dal solito venditore, che mi avrà già visto mille volte, e mi imbatto nella consueta cassiera (che invero ci tiene tanto che la saluti, ...mi ha fatto notare che una volta non l'ho salutata con dovuto riguardo...mah). Ma capisco che oggi mi guarda strano, un po' trasognata. Non perché io sia diventato più bello, ma chissà quale nuovo ingranaggio si è mosso nella sua testa. Forse era tanto che aveva sulla punta della lingua questa domanda, chissà...allora ha preso coraggio e mi ha chiesto se i miei capelli rossi sono veri. "100 % !" ci pensa un po' e poi mi chiede: "e la barba, rossa anche quella, è vera ?"...


06.12.2010

...eccola la cigliegina ! Dopo tanto penare, tante discussioni, tanto tempo perso...è finalmente arrivata una dottoressa camerunese. Nel frattempo ce ne siamo fatte scappare almeno due. Vabbé, gioiamo perchè questo ospedale possa anche nei servizi essere dei camerunesi, con medici ed infermieri locali. Voto per l'indipendenza. Fa crescere. Non vorremo mica avere mille colonie in giro per il mondo, no ? Qui abbiamo tutti da imparare, e da condividere. Anche da insegnare, alle volte. Ma il cambiamento deve venire da dentro, da loro. Cristiana lascia con piacere il suo posto. Sarebbe stato auspicabile succedesse prima, in ogni caso con la nuova dottoressa ci sarà anche il servizio di pediatria (almeno si spera che si voglia cogliere questa opportunità).
Così, a tempo perso, Cristiana continua nella sua formazione sull'impiego dell'ecografo e farà un corso di educazione alla sessualità alle ragazze della Maison de Jeunes et de la Culture. Sono ragazze che non hanno la possibilità di andare a scuola (mancanza di soldi) e che cercano di imparare un lavoro; nelle ore di frequentazione della MJC hanno chiesto anche la disponibilità di Cristiana...perché no ?

PARTIAMO?

....e sia ! Finalmente un tardo lunedì del mese di novembre abbiamo aperto i battenti della nuova ala dell'ospedale. L'apertura è ufficiosa, l'inaugurazione sarà a gennaio...ma a quel punto noi saremo già in italia. Poco importa dell'ufficialità (almeno a me, poco importa); sono contento perché ora possiamo dire che iniziano a vedersi i frutti del nostro lavoro. Un po' mio, un po' degli altri volontari, ... e molto degli operai camerunesi. Mi piace pensare che abbiano davvero compreso che è il loro ospedale, e non il nostro ospedale. Noi ce ne andremo, loro resteranno e potranno gioire per i servizi che l'ospedale potrà loro fornire. Sembra scontato, ma nei momenti di duro scontro con l'impresario, di difficoltà nel continuare i lavori, di imprecisione nelle esecuzioni...ricordare che l'ospedale è per loro ha cambiato il modo di "vivere in cantiere". Credo non avessero mai colto questo aspetto; credo lavorassero per un lavoro, per un salario. Ma non può essere solamente questo. Ne siamo tutti convinti. "Gettare le basi" significa anche questo.
In ogni caso, quando ho visto i primi pazienti attraversare il corridoio ho avuto un brivido...di soddisfazione, di emozione e di gioia.
Di lavoro ce n'è ancora da fare, ma si lavorerà nelle retrovie. Adesso sposteremo i vari servizi nella nuova ala e rimetteremo a nuovo i vari locali che si libereranno. A piccoli passi, ...partiamo.
Rivedendo le foto dell'ospedale quando sono arrivato e quelle di oggi...non ci posso credere. Mah !? Adesso ci vorrebbe la cigliegina sulla torta...

17.11.2010

Festa del montone. Ma quest'anno conosciamo molta più gente, e pertanto fioccano gli inviti a casa. E non si può rifiutare. Qui è una festa molto sentita. E fa piacere in ogni caso vedere tanta attenzione.

Siamo stati a casa della sorella di "pesce lesso" (così Angelle chiama un musulmano, per il suo aspetto dal viso un po' allungato e dall'espressione un po' addormentata). Ragazzi, che casa ! Arredata con stile (metà africano, con influenze europee), poltrone classiche da salotto veneziano, vetrinetta con un sacco di pentole in bell'ordine, condizionatore a palla, tappeti lussuosi, luce soffusa,...in collegamento con la Mecca su tv satellitare. Colpisce che siamo così diversi ma alla fine si riesce a stare tranquillamente seduti nella stessa stanza a parlare di Corano, Ramadan, Moschee e preghiere. E loro ci tengono a farti partecipe della loro religione, ma senza pressione. Non c'è ostilità, solo un gran senso di rispetto reciproco. Siamo stati bene, abbiamo mangiato un ottimo montone con una salsina eccezionale, bevuto foulerè, ...

15.11.2010

Secondo compleanno in Africa. Giornata semplice, una torta in casa in compagnia. Tanti messaggi di auguri sul telefonino e sulla mail. Un grazie ancora a tutti.

Ma com'è passare il compleanno qui ? Dipende da come lo vivi. Io non ci faccio mai molto caso, mi è sufficiente che la giornata sia bella e che possa prendermi i miei tempi. Così è stato; il dolce di Cristiana e Barbara era buono.

giovedì 11 novembre 2010

6 NOVEMBRE

Mentre gli altri apparecchiano la tavola e preparano la cena, mi sovviene un dubbio. Più di un dubbio, certezza. Oggi è un anno che siamo in cameroun. Cosa ne abbiamo capito ? Poco e molto. Una tempesta di emozioni. Ti giri indietro e non sembra che un anno sia passato. Siamo arrivati timorosi di tutto. Fiduciosi, curiosi ma al tempo stesso "pulcini bagnati". Oggi possiamo dire che sembra di essere a casa. Abbiamo trovato un ritmo, il piacere di stare con questa gente, il lusso di nuovi amici straordinari. Non so trovare una cosa che mi piace più di tutte. Sono mille. Come le difficoltà, ma che cerchiamo di affrontare con coraggio. Ripartiresti ? Si! Perché ? Vieni a vedere, non te lo so spiegare. Ma nello zaino metti anche un sacco di pazienza e la voglia di conoscere un nuovo modo di vivere. Posso solo dire che siamo fortunati. Qui, ma soprattutto a casa. Nel nostro mondo abbiamo il tempo per divertirci, per stare insieme, per progettare. Nei villaggi della brusse c'è solo il tempo per trovare il cibo...e aspettare il domani. Ma c'è una dignità che noi non conosciamo. Questa è la grande differenza. Non l'assenza dei giornali, la mancanza del cinema, delle patatine fritte e del gelato.
Ed in più abbiamo la possibilità di alzare la testa. Qui no.
Ed abbiamo delle scuole che, malgrado tutto, ci insegnano a ragionare, a pensare, a capire. Ma abbiamo anche una natura rovinata. Qui una alluvione è attesa come la manna dal cielo, nella nostra terra fa solo disastri.
Saremo a casa il 29 dicembre. Tardi per il Natale, presto per Capodanno.

PAOLO


Oggi Paolo è partito per la capitale, fra un paio di giorni sarà in Italia. Il suo anno di servizio civile è finito. Alle sette abbiamo fatto colazione tutti insieme, come sempre. Poi siamo saliti in macchina, caricato le sue quattro pesanti valigie...e lo abbiamo accompagnato a prendere l'autobus. E' stato strano. Non è la prima volta che accompagnamo i visitatori al loro rientro, ma con Paolo è diverso. Paolo è della nostra famiglia. Mi dispiace un sacco che parta. Ieri sera eravamo tutti in camera sua a vedere come sarebbe riuscito a farci stare quel monte di roba che ha comprato nelle sue valigie, senza superare il peso previsto. E' stato bello ridere e scherzare ancora. E' stato bello fantasticare su un nostro nuovo incontro, quando anche Barbara ed Emanuele saranno rientrati in italia. Gli abbiamo preparato un video perché possa ricordarsi di noi, delle mille avventure fatte insieme. Guardarlo con lui mi ha fatto cappire che è passato già un anno, ma che è stato fittissimo e ricchissimo di belle cose. Mi sono emozionato. Ed oggi, quando l'ho salutato, non sono riuscito a trattenere le lacrime. C'è riuscito solo Emanuele, ma perché di carattere è così. Facendo retromarcia per andare via, nello specchietto ho visto il viso di Cristiana e di Barbara ed anche il loro era rigato di lacrime. Buona strada Paolo, buona fortuna.
A presto.

2 NOVEMBRE

Oggi sarei dovuto rientrare a lavoro, invece siamo ancora qui. Cos'è successo ? Nulla di grave, solo la voglia di veder finito il nostro lavoro, di veder realizzate un po' delle cose che abbiamo iniziato. Il cantiere è stato ufficialmente chiuso (saldando il debito con l'impresa) il 30 ottobre. Adesso mancano gli allestimenti interni ed il trasloco di alcuni locali. Sarà un lavoraccio perché il materiale è tanto. Ci muoviamo come mille formichine all'interno della nuova struttura. Nel frattempo alcuni dipendenti curiosi si affacciano a vedere i nuovi locali. L'inaugurazione ufficiale sarà per i primi di dicembre, ma la nuova ala sarà agibile credo a metà di novembre. Pochi giorni ancora, allora, di duro lavoro. In tutti c'è molta soddisfazione per quello che stiamo facendo. La stanchezza inizia a farsi sentire. Le piogge oramai sonoo terminate, se ne riparlerà ad aprile. Il caldo non ci abbandona, ci fa solo respirare meglio la notte. Ci sono giorni che vorrei scostare le tende e vedere il cielo nuvoloso, invece l'ombra degli alberi mi fa capire che anche oggi sarà fatica e sudore. Tanto sudore. Sono nell'ordine di tre magliette al giorno.
Anche Cristiana inizia a vedere i primi risultati. I suoi "allievi" si gestiscono oramai da soli le ecografie; ...e pensare che lei non ne sapeva nulla e che gli infermieri non avevano nemmeno mai visto un ecografo. In Africa succede anche questo. Fatica, impegno, sudore, sorrisi, tenacia...ed un piccolo traguardo è stato raggiunto.
Sono giorni che si rientra stanchi e la voglia di scrivere viene meno.

venerdì 15 ottobre 2010

KOUSSERI

Anche se Barbara non pesa granché, è meglio che salga per far fare un po' di presa alla gomma anteriore destra. A sinistra c'è solo acqua. Noi dietro proviamo a spingere. E' un pia illusione, ma non ci resta che provare. La macchina di traverso continua a patinare, poi si muove di qualche centimetro...anche con le ridotte non ce la si fà. Riproviamo ancora, dobbiamo riuscirci. Quasi alle lacrime (di disperazione, ma non per dover dormire qui, solo per essere stati ad un metro dal traguardo ed essere caduti dentro l'ultimo buco) tiriamo fuori le ultime energie. Continuiamo a spingere. Fa presa, dai che prende, daiiiii. Miracolo, eccola lì tutta sporca di fango fino all'ultimo bullone, ma eccola di nuovo sulla pista. Incredulità e felicità. Adesso può anche venire giù il diluvio. A 15 minuti c'è l'asfalto, a 30 minuti un letto, una doccia e qualcosa da mangiare. Siamo a Kousseri, paese al confine con il Ciad. Di là del ponte c'è la capitale 'Ndjamena. Siamo distrutti, ma contenti. Dormiamo in 6 in una sola stanza, io e Emanuele sul letto, gli altri in terra...nessuno si offriva per il letto...
Al risveglio la macchina è pulita; Alfons è in piedi dalle 5 e l'ha lavata. Facciamo colazione in strada e riprendiamo il viaggio verso casa, con molta molta tranquillità. Le 10 ore di piroga fanno sentire il loro peso. La musica ci accompagna, diversi dormono; io osservo il panorama. Per questa strada che porta al nord ci siamo passati oramai una decina di volte. L'ho vista in tutte le stagioni. Adesso è tutto bello verde, coltivato. Si vede che siamo nella stagione delle piogge. E' stato un bel giro, forse l'ultimo della nostra permanenza qui in Cameroun. Ed è per questo che è stato così avventuroso.

SULTANATO DI GOULFEY [4]

Il rientro in piroga è davvero pesante. La corrente del fiume non sembra forte, ma in effetti ci mettiamo il doppio di tempo a rientrare. La piroga arranca, il motore si inceppa di frequente perché pesca foglie e rami portati via dalla corrente. Alle nostre spalle si avvertono i primi lampi in cielo. Sta calando la sera ma soprattutto sta per venire un gran bel temporale. Adesso c'è solamente silenzio. Non lo voglio dire, ma credo che siamo tutti un po' preoccupati. Il tempo è cambiato repentinamente. Se piove, non solo è un problea perché siamo ancora in acqua, ma soprattutto non riusciremo a passare le pozze lungo la pista. Corri piroga, corri. Adesso i lampi sono tutti intorno. Il cielo è illuminato ovunque. Bello davvero, ma se fossimo in un'altra situazione. E' buio, alcuni paesani sulle sponde ci segnalano con la torcia i punti dai quali stare distanti. Voglio pensare che tutti si stiano prendendo cura di noi. Quando arriviamo a terra tiriamo un mezzo sospiro di sollievo. Adesso dobbiamo spicciarci, riportare in caserma Cip e Ciop ed affrontare la pista. Su questo siamo tutti d'accordo. Anche se è buio, anche se sta per venire giù un uragano.

Cip e Ciop, che si erano dichiarati cristiani e che avevano detto di non voler nulla, ci chiedono 20.000 fcfa a testa. Persino Alfons si arrabbia. La trattativa deve essere veloce, non possiamo tardare. Molliamo loro una "mancia" complessiva di 20.000. Ci salutano con il sorriso a 36 denti e con questa bellissima frase finale, che suona come una beffa finale: "Que Dieu vous guide,... nous sommes là" (ovvero, "che Dio vi guidi...noi siamo qui"). In due giorni abbiamo fatto la fortuna del sultanato di Goulfey e di tutta la sua gente. Giriamo la macchina e partiao veloci. La pista effettivamente è molto più asciutta e percorribile. In un paio di punti scendiamo, per alleggerire il pickup, e Alfons passa agile sul fango. I lampi in cielo continuano a rischiarare l'orizzonte. Fulmini da cielo a terra mai visti. Ma sono distanti perché non si sente alcun tuono. Eppure fan paura. L'ultimo banco di fango sembra semplice, Alfons lo affronta con sicurezza, ne siamo quasi fuori, quando ci ritroviamo con due ruote per aria e due dentro un fosso. Prova ad accelerare ma ci impantaniamo sempre di più. Scendiamo con la morte nel cuore, da qui non se ne esce; intorno non c'è anima viva. Che fare ?

L'ISOLA DI KOFIA

I visti ci servono per entrare in Ciad, visto che a metà del fiume entreremo in territorio straniero. Abbiamo ancora diverse ore di piroga, il sole scotta, ma l'idea di farcela ci motiva e ci sostiene. Non abbiamo nemmeno pranzato. Quando la piroga rallenta capiamo che siamo vicino al confine. Dobbiamo accostare e farci riconoscere...ma sono le 13.20 ed è ora della preghiera dei musulmani. Ci fanno cenno di proseguire, senza alcun controllo. Il fiume si apre, siamo oramai alla foce verso il lago. Il panorama è da mozzafiato. Acqua tutto intorno, è maestoso. Il paragone è irriverente ma sembra un po' come alcuni tratti della laguna veneta (quelli vergini ed incontaminati). I confini non si vedono, siamo dentro il lago. La piroga procede diritta verso l'isola di Kofia. Con noi, in piroga, c'è un professore di francese; è un infiltrato, scrocca il passaggio e non paga. Appena scendiamo a terra il solito accorrere di bambini. Qui fa veramente caldo. La velocità della piroga ci aveva illuso. Il professore ci affida ad un bimbo della sua classe, quello che a suo dire "bricole" (arrangia) un po' meglio il francese. Siamo messi bene...Vorremmo mangiare e bere ma ci dicono che poche settimane fa sono morte diverse persone per colera, qui sull'isola. Breve giro, rifornimento di carburante e via. Il ritorno sarà più lungo, saremo controcorrente. Alle quattro siamo di nuovo a Bangloua, dove recuperiamo Cip e Ciop e la loro piroga. Dobbiamo affrettarci o ci toccherà dormire una volta ancora al sultanato, ma nessuno ne ha voglia. L'idea è di recuperare velocemente armi e bagagli e rientrare verso la strada asfaltata. Quindi dobbiamo anche passare i punti critici pieni di fango. E nella notte non è il caso.
Il sole di questi due giorni dovrebbe aver asciugato molto le pozze, ma non si sa mai.

LAGO CIAD

La notte è stata breve, il sonno non c'è stato. Il giaciglio era piuttosto arrangiato, io ho combattuto la mia battaglia personale con gli scarafaggi, Anna con le zanzare, Alfons ad un certo punto è uscito...come il pipistrello che ronzava sulle nostre teste. Quando suona la sveglia in realtà siamo già tutti svegli, ed è una liberazione. Sarà una giornata dura, speriamo ne valga la pena.
 
Passiamo a prendere il motore della piroga, i due gendarmi (Cip e Ciop), il piroghiere (quello che guida la piroga)...e cominciamo la nostra discesa lungo il fiume che ancora il sole sta sorgendo. La brutta notizia è che la piroga non può andare oltre Bangloua, per cui se vogliamo raggiungere il lago ciad dobbiamo arrangiare l'ennesima soluzione. La bella notizia è che ci sarà bel tempo...ed è per questo che indosso una camicia a maniche lunghe. Sennò sai come torno... un gambero è meno rosso. Voliamo sull'acqua. E' bellissimo. E' bellissimo questo posto, è bellissimo essere con questi amici, è bellissimo essere qui. E' bellissimo cominciare questa nuova piccola avventura. La natura è qualcosa di sensazionale. Il silenzio, le risate, i nostri due angeli custodi armati, ...il motore che si ferma, ma è solo perché la benzina è finita. Non deve succedere più, il serbatoio va rabboccato prima che sia a secco. Se ne occuperà Alfons. Il rischio è di non riuscire a ripartire. Lungo il fiume incontriamo un sacco di pescatori, la gente dei villaggi che ci saluta da lontano, gli aironi, mille colori. Dopo tre ore siamo al "confine". Dobbiamo abbandonare la piroga del sultano. Approdiamo e cerchiamo un provvidenziale contatto, mentre Cip e Ciop assicurano le armi in caserma. Qui parlano un dialetto ciadiano. La moneta è quella nigeriana; anche qui i curiosi si precipitano al vedere dei bianchi.

Anna tira fuori dal cappello il numero di telefono di un missionario spagnolo, al quale possiamo chiedere un aiutino. Lui sembra disponbile, e per accelerare le cose andiamo alla sua missione. Oramai è già mezzogiorno. É di poche parole, Padre Cisco. Ci offre da bere, ci suggerisce il prezzo oltre il quale non andare e ci lascia parlare con un altro piroghiere. Dopo un iniziale rifiuto (a questo punto il lago ciad sembra davvero un miraggio), nel segreto di una stanza Padre cisco riesce a convincere la nostra guida. Corsa in città per i visti, contrattazione per la benzina e...via.