martedì 29 dicembre 2009

REGIME (riservato ai lettori di sinistra)


In questi giorni ho ultimato la lettura di un libro pescato dalla variegata biblioteca della nostra casa. Si intitola "Regime". E' scritto da Marco Travaglio e Peter Gomez. E' di qualche anno fa (2004), edito da BUR. Narra, secondo una interpretaazione un po' comunista, dei fatti accaduti durante il secondo mandato governativo berlusconiano. Delle censure, delle falsità, delle cose non dette e di quelle manipolate. Non voglio prendere alcuna posizione (!?). Riporto solo un paio di pensieri introduttivi ai vari capitoli:


"Improntare il giornale a ottimismo, fiducia e sicurezza nell'avvenire. Eliminare le notizie allarmistiche, pessimistiche, catastrofiche e deprimenti." (Direttiva dell'Ufficio Stampa del governo Mussolini, 1931).

ed ancora:

"Bisogna cloroformizzare le opposizioni ed anche il popolo italiano. Lo stato d'animo del popolo italiano è questo: fate tutto, ma fatecelo sapere dopo. Non pensateci tutti i giorni dicendoci che volete fare i plotoni di esecuzione. Questo ci scoccia. Una mattina, quando ci svegliamo, diteci di aver fatto questo e saremo contenti, ma non uno stillicidio continuo." (Benito Mussolini dopo il delitto Matteotti, agosto 1924).

LETTERINA DI NATALE

Per la nostra cena di Natale abbiamo pensato di fare dei piccoli segnaposto, in ognuno dei quali scrivere una piccola frase, da scegliere a sorte. Mentre le cercavamo, dal libro "Passi di vento" è spuntata fuori questa "riflessione", che dedichiamo a noi ed a voi.

CAMMINARE

Al giorno d'oggi camminare
Non è più un mezzo di locomozione.
C'è la macchina, la moto, il motorino
O anche l'aereo
Camminare per molti è un lasciarsi andare
Non si vuol camminare, si vuol far camminare gli altri
Ma camminare può essere un segno
Si cammina per protestare
Si cammina per scoprire un paesaggio
Si cammina per cambiare
La strada è gratis in un mondo in cui tutto deve servire
La strada è povera
Ci obbliga a lasciare
La strada è un rischio
Non si cammina che in piedi e questo stanca
Ma essere in piedi è un segno della dignità umana
La strada è distacco
Bisogna lasciare il volante dell'auto
Il manubrio della motocicletta
Bisogna soprattutto lasciare ciò che si credeva ormai raggiunto
La strada è il segno di chi è vivo
Dice che si vuole andare lontano.


In fondo anche le Sacre Scritture sono piene di personaggi che hanno fatto strada.




NATALE [24.12.2009 – 25.12.2009]


Sta arrivando Natale. Lo si capisce da piccole cose, non dalla neve né dal freddo. Il nostro presepe è un po' "secco", ma c'è. L'albero non ha quella finta patina di neve, anzi. Non è nemmeno un albero, solo un po' di canne di bambù tagliate in giardino. Ci siamo arrangiati a fare le stelline. Non ci sono gli abbondanti pacchi-regalo, ma c'è comunque aria di festa. Questa sera saremo a messa con don Alberto in un paesino a mezz'ora da qui.
Cerchiamo nell'armadio l'abito della festa, da accompagnare alle nostre solite calzature decolleté (ovvero delle ciabatte).


Alla messa sono in tanti. La celebrazione è sobria ma ricca di canti, accompagnati dal consueto tamburo che conferisce loro il ritmo di una danza. Al termine ci invitano a mangiare qualcosa. Alcuni sono già avanti con i festeggiamenti. Tasso alcolemico da ritiro patente. Solo che qui i più fortunati hanno la bici, e male che vada cadono in terra. Pochi alberi su cui piantarsi, pochi fossi su cui scaraventarsi.
Alle 23 siamo già a casa. Buon Natale a tutti.


Mi manca non poter fare gli auguri ai miei genitori, a mio fratello e alla sua famiglia, agli amici. Qui a messa non ci è certo scappato di parlottare come succedeva nella chiesa straripante dove eravamo soliti ritrovare tutti i fratelli scout; e noi, come sempre, in fondo oltre il portone. E' un Natale diverso, ma non per questo meno bello. Manca la vicinanza delle persone care. Questa si sente un po'.
 
La sera di Natale abbiamo ospiti i preti della parrocchia ed altri volontari italiani qui del posto. In tutto siamo in 11. Ci siamo divertiti un sacco, scherzando, mangiando, raccontandoci le piccole cose che ci sono successe fin qui.




ACQUA – parte 2 – [23.12.2009]


Da circa sei mesi, alla ferme (fattoria) in mezzo alla brusse (savana), non funziona la pompa d'acqua alimentata da pannelli solari. E' un forage profondo una trentina di metri, che pesca acqua direttamente da una vena sotto terra.

Presso la ferme sono incentrate tutte le attività del CFAP; lì ci si ritrovano i capi villaggio e lì si fa formazione agricolo-pastorale. Ci abitano permanentemente due famiglie, quella di Pierre e quella di Etienne. Da sei mesi, a turno, i loro bambini si recano con i secchi d'acqua presso una pozza distante qualche chilometro. Ovviamente a piedi, ed ovviamente sotto il sole. Il tutto per qualche ora al giorno. Per un paio di secchi d'acqua.


Un paio di settimana fa, Pierre mi chiede se è possibile risolvere il problema della pompa che non funziona. Mi faccio spiegare e cerchiamo insieme una soluzione. Un tecnico che era stato da poco a vedere l'impianto, sostiene che il problema sono i pannelli solari (rotti). Fortuna volle che in quei giorni fosse qui nei dintorni un italiano che si intende di pannelli. Il giorno seguente andammo a verificare: i pannelli erano perfetti. Quindi è la pompa che non pesca acqua! Con un altro tecnico torniamo la settimana seguente. Se è la pompa, ci vogliomo circa 1000 euro per cambiarla. E non li abbiamo. In effetti la pompa pesca dal forage davvero poca acqua. Impossibile farla arrivare in cima al castello (cisterna a 15 metri d'altezza); quindi da lì, in casa. Soluzioni ? Per adesso nessuna.


Tornando a casa, ne parlo con Benjamin. Forse c'è una soluzione. By-passare il castello e far convogliare l'acqua dal forage direttamente in casa, in continuo. E' un rimedio "alla meno peggio", ma una possibile soluzione.

Ieri ci abbiamo riprovato. Intorno c'erano i bambini di Pierre ed Etienne (una decina in tutto), con il naso ficcato a vedere cosa facevamo intorno al forage. Caliamo la pompa. Siamo in quattro a serrare forte un tubo. Lavoriamo con due chiavi a pappagallo (che scappano via ad ogni giro di vite) e le nostre mani. Mi fa sorridere vedere le mie due mani bianche in mezzo alle loro, nere e forti. C'è una candela assurda, è mezzogiorno. Il motore della pompa sembra andare. Aspettiamo un minuto, giusto il tempo che ci mette per riempire il tubo e per far risalire l'acqua. Si sente il sibilo della pressione ed un gorgoglio venire dal profondo. Uno dei bambini corre a casa. Cinquanta metri a piedi nudi, ma ci mette un attimo. Apre il rubinetto ed esplode di gioia. Corrono anche tutti gli altri e si mettono a giocare. Si schizzano con l'acqua, ridono e fanno festa. Io mi emoziono. So di non aver fatto nulla, ma quest'acqua è davvero un regalo. Guardo Pierre; è commosso pure lui. Non so come raccontarvi la gioia di noi tutti, ma ho davvero i brividi. Anche ora che cerco di raccontarvi questo piccolo miracolo.

(So che sembra la pubblicità dell'Amaro Montenegro, ...brindate per noi a questo piccolo successo, in questo angolo dimenticato di mondo).

p.s. per Alvise: Cristiana reclama a gran voce un tuo commento.



ACQUA – parte 1 - [23.12.2009]

Il mio regalo di Natale è arrivato in anticipo. Inaspettato e pertanto ancor più bello. Non si può comprare, non si può trattenere. E' ovunque, anche qui in Africa. Basta scavare. E' semplicemente...l'acqua.

Quando ho fatto il mio ultimo campo scout con il gruppo del Padova 15 (c'eravamo io, Giulia, Valentino, Nicola, Caterina e Marco), abbiamo camminato per una settimana nelle montagne agordine (da Taibon a Falcade, passando per il Monte Agner ed il Focobon). I posti erano incantevoli, la fatica tanta, ma c'era quello spirito scout che ci univa. C'era la voglia di avventura che contagia chi ha voglia di mettersi in gioco. E' stata una route da sogno. E di miraggi. L'acqua la trovavamo una volta al giorno. Le cartine la segnavano abbondante, ed anch'io mi ricordava che la zona non dava problemi (quel percorso l'avevo fatto 15 anni prima da rover;...già, forse in 15 anni le cose cambiano un po'...). Eppure arrivavamo a sera con le borracce mezze vuote, giusto per cucinare la cena. Sentivo la responsabilità dei "miei" 5 ragazzi e non sapevo con chi condividerla. Il penultimo giorno ci siamo riforniti presso una malga, ma c'era poca acqua anche per il bestiame. "Quando passate il valico, di là dovreste trovarne. Anche se a dire il vero il ghiacciaio è oramai a secco ed ho sentito che in rifugio l'hanno partata con l'elicottero". Non ci aveva reassicurato poi molto, ma ci aveva dato tutta l'acqua che poteva. Ho chiesto ai ragazzi di andarci calmi, di tenerne un po' per i momenti di necessità. Ma Giulia era in crisi, non ce la faceva. Lo zaino era sempre più pesante. Le ho dato tutta la mia acqua ed io ho svuotato la mia borraccia. Ho alzato gli occhi al cielo, cercando quelle nuvole che sono solite seguirci nel nostro cammino. Quelle che quando non vuoi, ti rovesciano sulla testa tutta l'acqua che hanno dentro. Quel gionro in cielo non c'erano nuvole, solo tanto sole. Passammo il valico, ma di acqua non c'era traccia. Camminammo altre sei ore, scendendo verso valle. Da lontano scorsi una malga, poi iniziai a vedere cespugli di mirtilli...ed infine riuscii a sentire il rumore inquieto dell'acqua di un torrente. Ricordo che tutti noi abbiamo ritrovato di colpo le energie, il sorriso, l'entusiasmo. Poi mi ci sono infilato dentro fino al ginocchio. Desideravo tutta l'acqua della terra, e finalmente ce l'avevo a portata di...bocca.

martedì 22 dicembre 2009

LA PECORA


Sono le 10 del mattino. Io e Barbara siamo a fare l'inventario nel magazzino dell'ospedale. Oramai credo di sapere a memoria nomi e aspetto di ogni singola scatola, di ogni singola pillola. E' una palla mostruosa, polvere in ogni scansia, l'ordine alfabetico che non mi sembra corrispondere a quello che ho imparato a scuola, quantitativi che non coincidono mai con le risultanze dei registri, ...ma si deve fare. Speriamo di cavarcela in fretta. Cristiana è nel suo solito studio, alle prese con malati e malattie di cui diremo oltre. Emanuele è a casa. Squilla il telefono. E' don Alberto. Lui e Don Daniele sono qui da anni per diffondere la parola e gli insegnamenti di Gesù. Sono della provincia di Milano. Don Alberto è tornato da poco dalla brusse (villaggi della savana dove va per le catechesi). E' affaticato da ore di macchina sulle piste e vorrebbe dormire. Da un paio d'ore una piccola capretta bela straziante non lontano dalle finestre della sua stanza. "Potete far smettere quella pecora che è legata all'albero ?" Il tono è appena cordiale. Chi c'era racconta davvero che 'sta povera pecora era agli stremi. Forse non mangiava da giorni, era sola ed impaurita. L'aveva "parcheggiata" lì uno dei volontari. Più tardi sarebbe passato a riprenderla. Servirà per il pranzo di Natale.
Prontamente il guardiano sfronda un cespuglio con il suo macete. La pecora si sazia, il Don può dormire tranquillo.

VENTO DAL NORD

Che stamattina ci sia qualcosa di diverso, si capisce non appena usciamo di casa per andare alla preghiera comunitaria in ospedale. Sono le 7.25 ed un vento caldo ci soffia sulla pelle. A casa mi era successo di sentirlo solo nelle estte torride di agosto. In un baleno penso: mamma, arriva. Chiedo a Benjamin e lui mi conferma. E' il vento del Sahara. Djamboutou, dove abitiamo, e situato al nord del Cameroun; primi inizi della savana. Salendo a nord per tre ore di macchina troviamo il Ciad ed il deserto è a casa sua.
E' il 18 dicembre, dall'Italia giugono voci di 40 cm di neve. Vento dal nord, pure quello. Che si fa? Non per farvi fastidio, ma qui siamo in pantaloncini corti. Persino le pecorelle del presepe hanno caldo.
E comunque io provo invidia per non poter fare un pupazzo di neve nella nostra nuova terrazza. E per non poter fare un po' di snow. Sulla sabbia, nel deserto. La neve mi sa tanto che tarda ad arrivare, qui.