mercoledì 10 febbraio 2010

COPPA D'AFRICA

(qualche settimana fa; mi sono dimenticato di pubblicarlo).
Calcio, calcio, anche qui calcio e solo calcio. Non è ancora iniziata la coppa del mondo (che si giocherà in Sudafrica) ma già c'è frenesia. In questi giorni le varie nazionali di calcio del continente africano si stanno sfidando nella coppa d'africa (quella che per noi è la competizione degli europei). Sui Leoni del Cameroun ci sono molte aspettative, non fosse altro perché gioca anche l'interista Eto'o. Il girone di qualificazione a 4 squadre l'abbiamo passato all'ultima partita, per il rotto della cuffia e grazie al successo di un'altra squadra nell'altro scontro. Adesso siamo incollati al video per vedere di accedere alla semifinale. Si gioca contro l'egitto, squadra un po' vecchia ma che ci ha battuto all'ultima coppa d'africa.

In difesa non ci siamo. Troppo lenti, il portiere non dà molta sicurezza. Davanti invece ci muoviamo bene.....goooooool.....siamo sull'uno a zero. Dall'inizio del torneo è la prima volta che il Cameroun segna per primo.
Ecco, infatti. Passano 10 minuti ed un autogol ci rimette alla pari.
Secondo tempo e tempi supplementari. Si trotterella qua e là, passaggio indietro al portiere (perché gliela devi dare proprio a lui ?)...e siamo sul 2 a 1. Adesso devi correre, recuperare, mancano 10 minuti. E così in contropiede ti becchi pure il terzo, che vabbé che non era dentro (perchè l'arbitro ha veramente preso una 'cecata !), ma sei in ogni caso fuori. Finiamo di bere la nostra coca-cola e via a far la doccia.

p.s. Coca cola e birra non mancano mai (non parlo di casa nostra). Costano così poco, che si capisce perché molte persone prese dalla disperazione e senza più obiettivi si buttano sull'alcool.

p.s.p.s.: la coppa d'africa l'ha vinto l'egitto (per la terza volta consecutiva), battendo il ghana.


venerdì 29 gennaio 2010

HALLOWEEN A GAROUA

In attesa del nostro ritorno, vi lanciamo un indovinello...che frutto è questo? per chi indovina, sarete ospiti a cena al nostro rientro. 
PS: è grande come una zucca...ma non è una zucca!



PERMESSO DI SOGGIORNO

Credo che per qualche giorno non ci sentiremo. Sabato partiamo alla volta della capitale per cercare di ottenere il nostro permesso di soggiorno. E' una storia lunga e costellata di strane "interpretazioni" di legge.
Ci stiamo girando intorno da circa tre settimane, e le cose stanno più o meno così: fare il permesso di soggiorno qui a Garoua viene circa 260.000 FCFA a testa (400 euro), se lo fai all'ufficio immigrazione. Se invece passi attraverso l'arcivescovo, e ti fai riconscere come volontario (perché, noi che siamo ? Siamo entrati qui in cameroun giusto con un accordo inernazionale....) paghi solo 60.000 FCFA. Ma manca una carta (la solita carta) che il vescovo di Milano deve scrivere al vescovo di Garoua per dire che noi siamo della diocesi di Milano. Ma non lo siamo !!!! Ah bhé, allora....allora ché ?? se siamo volontari e c'è già un accordo...
Nota: don alberto ha richiesto questa carta – poi mai arrivata – ed è dovuto rientrare in italia perché nel frattempo era scaduto il suo visto di ingresso. Quindi in italia ha dovuto farsi rifare un visto di ingresso nuovo. E lui fa parte dello stesso giro ! (di preti, intendo).
Bene; se invece andiamo in capitale, il permesso di soggiorno ci costa solo 10.000 FCFA. (???!!!)

Allora partiamo per yaounde. Tornando penso ci fermeremo a vedere qualche parco naturale. Ci si vede con qualche foto tra una settimana. Ciaooooooooo


"TIMBRO"

Anche oggi "Timbro" mi ha riconosciuto e mi ha fermato.... ma questa volta io ero pronto. Ho visto che si è alzato dal suo banchetto, si è avvicinato, ha portato la mano sull'inguine ed ha iniziato. "Dottore, allora sto raccogliendo i soldi. Fra poco vengo in ospedale. Sà, quando bevo le cose ghiacciate mi si gonfia tutto qui (e mi fa vedere). Fa un sacco male....quanto crede che dovrò restare in ospedale ?".
Dunque (!?). Io non sono un medico.
Poi ho capito che non glielo devo dire più.
Allora mi sono sbilanciato, lui voleva essere rassicurato, .... "penso che in un paio di giorni tu possa tornare al lavoro". Era tutto contento, voleva offrirmi da bere. Ha insistito un sacco. Ho detto che quando torno per dargli conferma di quanti giorni resterà ricoverato berremo insieme una birra.
Mmmmmm, adesso devo forse fare una diagnosi ? Posso comprare una vocale ? E se invece portassi Cristiana da "Timbro", e se ci mettessimo in strada a fare una consultazione, e .....e se solo le cose andassero per il verso giusto e fossero vagamente normali come a casa ?

Forse non saremmo qui.

GIRO DI BARNDAKE'

La domenica, stringi stringi, è l'unico giorno dedicato al risposo. E solo per noi. Il sabato mattina l'ospedale è aperto, ci sono le altre attività e quindi...si lavora. Ma alla domenica si è deciso che si esce. Qualche giretto qui intorno, giusto per conoscere dove siamo. Oggi siamo stati a fare un picnic in brusse. Caldo caldo, tutto un po' arido e secco. Abbiamo optato per l'ombra di un albero. Aperto lo zaino, ci sono solo metà dei panini. Funziona così anche qui. Prendo io, no prendi tu, si dai sbrigati, ...metà panini sono a casa. Vabbé, l'importante è la compagnia.

Abbiamo attraversato luoghi desolati, paesi sperduti dove non diresti ci possa vivere nessuno. Senza un pozzo d'acqua a portata di mano.
Poi siamo arrivati ad un centro di raccolta del cotone. Ecco perché la pista era così tenuta bene....ci devono passare i camion della società che sfrutta queste povere persone. Lavorano la terra e piantano cotone per poche migliaia di franche al mese. Un paio d'anni di raccolto ed il terreno non rende più, nemmeno per altre colture. Uno dei progetti lanciati negli ultimi anni è anche quello di cercare di invertire questa rotta e di portare i contadini a coltivare la terra per prodotti che possano generare una fonte di reddito e di sostentamento nel medio-lungo periodo. Anche perché quello del cotone è veramente un processo di strozzinaggio. La società (monopolista) ti fornisce "gratuitamente" il concime e gli strumenti per coltivare il terreno, poi alla consegna del raccolto si trattiene i costi di quello che ti ha anticipato....pagando per lo più una pipa di tabacco il tuo lavoro...... Multinazionali...... Nostre......


MONSIEUR "PROBLEMA"

Oggi mi va di parlarvi di "monsieur probléma", in arte Benjamin. E' un brav'uomo, così si direbbe. E lo è davvero. Lui dice che fa del bricolage, perché tutti gli africani fanno del bricolage. Con questo suo modo di dire vuole intendere che si arrangia a fare un po' di tutto. Ma lo dice serio e con un filo di tristezza. Perché vorrebbe avere i mezzi, l'istruzione e la competenza per fare di più e per fare meglio. Si dispiace di non aver potuto studiare, si dispiace che i suoi attrezzi sono mezzi rotti. Ma alla fine risolve tutto.
Io lo prendo un po' in giro, perché appena mi vede alla mattina mi dice: "ogi abiamo un problema a ospedale". Io di solito allargo le braccia e dico: "anche oggi!". Lui capisce l'italiano e sa che scherzo. Ma ieri gli ho detto: "domattina non voglio sentire che ci sono problemi, voglio che mi dici che va tutto bene". Si deve essere dimenticato.
Mi ha preso per mano e mi ha condotto a vedere che il rubinetto dell'acqua perde. Ok, cambiamolo. E la serratura che non chiude bene; ed il condizionatore con il filtro sporco....e poi i neon. Questa dei neon è una trafila quasi quotidiana. Alla fine gli ho detto di comprarne una scatola. In tutto sono 25, dureranno un mese ?
Ma poi è anche quello che si infila i guanti e spurga il pozzo nero.
Un giorno mi ha chiesto se può darmi ogni mese una piccola somma che poi quando torno in italia gli compro un pc usato ed una fotocamera, usata anche quella. Vorrebbe fare delle foto alla sua piccola Victoire e archiviarle sul pc.

Di Benjamin mi fido. Mi sembra davvero una persona buona. E' il primo che cerca di cambiare le cose che non vanno, ogni giorno si prende la sua razione di parole perché un po' tutti lo trattano male. Perché è buono e perché è sempre disponibile. Adesso gli ho chiesto di esserci anch'io quando i suoi colleghi di più "alto grado" (infermieri e operatori sanitari, ma anche addetti alla lavanderia e pulizie) gli elencano le cose che non funzionano o si sono rotte. Forse così gliele diranno un po' meglio, e non in quel solito modo rude che mi fa girare le scatole.

Quando non so una cosa sul cantiere (di ampliamento dell'ospedale) vado da Benjamin. Lui è paziente, mi spiega, mi fa vedere che i lavori non sono stati fatti troppo bene. E' stato così che lo hanno cacciato dall'impresa presso cui lavorava; si era rifiutato di lavorare in questo modo un po' "cialtrone". Allora lo hanno messo alla porta. Il dr.Roberto allora lo ha assunto come tuttofare all'ospedale. Se non ci fosse Benj......
p.s. Adesso gli ho detto di dirmi così: "stamattina tutto bene,...però potremmo cercare di migliorare, mi sembra che si sia rotto....". E' un buon mattino, migliore.

CONTRABBANDIERI

Un viaggio di 980 km, verso nord. Siamo partiti all'improvviso, alle 11.00 di un sabato mattina. Il nostro carico di medicinali, donatici da un ospedale messo in piedi da un prete italiano in Ciad, non passava la frontiera. Le scorte del laboratorio erano finite, il container con il nuovo approvvigionamento tarda ad arrivare...e così abbiamo chiesto agli ospedali "vicini" (cioè amici) se potevano darci una mano. Anche questa è cooperazione, in fondo. Ed i buoni rapporti valgono, anche qui, molto più di mille parole e mille promesse. Così, quando a chiedere aiuto è stato il nostro piccolo ospedale, in Ciad si sono ricordati del dr.Roberto (presidente del Cumse), del progetto di telemedicina con l'università di Torino, degli aiuti reciproci che ci si è scambiati in tutti questi anni.... ed ecco pronti una ventina di scatoloni di farmaci. Già, ma il nostro corriere inviato in avanscoperta, pensava fossero un paio solamente. Un carico così, su un normale pulmino non sarebbe certo passato inosservato. Così, per non aver problemi alla frontiera, abbiamo preso il nostro bel jeeppone, e siamo partiti. Al confine siamo arrivati a sera. Abbiamo attraversato un parco naturale ma eravamo davvero di corsa, così abbiamo preso solo pochissime foto. Ma tanto avevamo già deciso di ritornare in stagione secca, quando gli animali si avvicinano senza problemi alle poche pozze d'acqua ed è così possibile osservarli (accompagnati dall'opportuna guida del posto, in piena sicurezza).

Abbiamo mangiato in strada, in un "ristorantino" gestito da mussulmani. Io, stordito dal viaggio e totalmente rilassato, non mi sono ricordato che non era il caso di ordinare una birra (ne avevo una voglia matta!), ad un mussulmano. Mi ha guardato male, poi mi ha concesso il beneficio del dubbio visto che ero bianco. Il pollo non era male e nemmeno il resto (che non so cosa fosse). La fame era tanta; a pranzo avevamo preso qualcosa al volo. Adesso volevamo solo andare a dormire. Appuntamento domattina alle 6.30.
Abbiamo dormito in una piccola bettola, fuori dal centro città.

Alle sette e trenta siamo al confine. C'è coda.
Per noi non è possibile passare, siamo bianchi e desteremmo sospetto. Inoltre non abbiamo il visto per entrare. Il nostro piccione viaggiatore sale sulla jeep e passa senza problemi. Il logo della comunità europea sulle portiere apre strade inimmaginabili. Aspettiamo solo un paio d'ore; ritorna con il cassone pieno di scatoloni di farmaci.
Missione quasi compiuta, ora ci aspetta il viaggio di ritorno verso casa. Il sole picchia duro, i finestrini sono tutti giù. Facciamo a cambio, due ore di guida a testa. In tre dovremmo farcela ad arrivare entro sera, se non facciamo troppe tappe. La strada e le buche che non avevamo visto il giorno prima venendo, ora sono più chiare. E' asfalto, ma non si può chiamare strada. Ci fermano a quasi tutti i posti di controllo, ma ci salva sempre il colore della nostra pelle e quel semplice marchio Ue sulla portiera. Incrociamo diversi militari sulle camionette, bardati di tutto punto. Non c'è guerra, ma un mitra in mano fa sempre la sua figura. 
Alle quattro suona il telefonino. Sono le nostre ragazze che chiedono a che punto siamo. Ci siamo. Abbiamo appena passato il classico cartellone pubblicitario della birra "33" che annuncia appunto che mancano 33 km a garoua. Arriviamo stufi, sfatti, sudati ma contenti.

In tavola Paolo, Barbara e Cristiana ci fanno trovare ogni cosa. E' un regalo. Tortelli alle erbette con sugo, patatine, dolce e....gelato. Tutto fatto in casa. Si festeggia. Sono contento per quello che abbiamo fatto; nulla di grande, ma aveva un senso. Non salveremo mille vite, ma sento che tutti abbiamo collaborato per lo stesso fine. Anche chi era a casa ad aspettarci.