domenica 12 dicembre 2010

06.12.2010

...eccola la cigliegina ! Dopo tanto penare, tante discussioni, tanto tempo perso...è finalmente arrivata una dottoressa camerunese. Nel frattempo ce ne siamo fatte scappare almeno due. Vabbé, gioiamo perchè questo ospedale possa anche nei servizi essere dei camerunesi, con medici ed infermieri locali. Voto per l'indipendenza. Fa crescere. Non vorremo mica avere mille colonie in giro per il mondo, no ? Qui abbiamo tutti da imparare, e da condividere. Anche da insegnare, alle volte. Ma il cambiamento deve venire da dentro, da loro. Cristiana lascia con piacere il suo posto. Sarebbe stato auspicabile succedesse prima, in ogni caso con la nuova dottoressa ci sarà anche il servizio di pediatria (almeno si spera che si voglia cogliere questa opportunità).
Così, a tempo perso, Cristiana continua nella sua formazione sull'impiego dell'ecografo e farà un corso di educazione alla sessualità alle ragazze della Maison de Jeunes et de la Culture. Sono ragazze che non hanno la possibilità di andare a scuola (mancanza di soldi) e che cercano di imparare un lavoro; nelle ore di frequentazione della MJC hanno chiesto anche la disponibilità di Cristiana...perché no ?

PARTIAMO?

....e sia ! Finalmente un tardo lunedì del mese di novembre abbiamo aperto i battenti della nuova ala dell'ospedale. L'apertura è ufficiosa, l'inaugurazione sarà a gennaio...ma a quel punto noi saremo già in italia. Poco importa dell'ufficialità (almeno a me, poco importa); sono contento perché ora possiamo dire che iniziano a vedersi i frutti del nostro lavoro. Un po' mio, un po' degli altri volontari, ... e molto degli operai camerunesi. Mi piace pensare che abbiano davvero compreso che è il loro ospedale, e non il nostro ospedale. Noi ce ne andremo, loro resteranno e potranno gioire per i servizi che l'ospedale potrà loro fornire. Sembra scontato, ma nei momenti di duro scontro con l'impresario, di difficoltà nel continuare i lavori, di imprecisione nelle esecuzioni...ricordare che l'ospedale è per loro ha cambiato il modo di "vivere in cantiere". Credo non avessero mai colto questo aspetto; credo lavorassero per un lavoro, per un salario. Ma non può essere solamente questo. Ne siamo tutti convinti. "Gettare le basi" significa anche questo.
In ogni caso, quando ho visto i primi pazienti attraversare il corridoio ho avuto un brivido...di soddisfazione, di emozione e di gioia.
Di lavoro ce n'è ancora da fare, ma si lavorerà nelle retrovie. Adesso sposteremo i vari servizi nella nuova ala e rimetteremo a nuovo i vari locali che si libereranno. A piccoli passi, ...partiamo.
Rivedendo le foto dell'ospedale quando sono arrivato e quelle di oggi...non ci posso credere. Mah !? Adesso ci vorrebbe la cigliegina sulla torta...

17.11.2010

Festa del montone. Ma quest'anno conosciamo molta più gente, e pertanto fioccano gli inviti a casa. E non si può rifiutare. Qui è una festa molto sentita. E fa piacere in ogni caso vedere tanta attenzione.

Siamo stati a casa della sorella di "pesce lesso" (così Angelle chiama un musulmano, per il suo aspetto dal viso un po' allungato e dall'espressione un po' addormentata). Ragazzi, che casa ! Arredata con stile (metà africano, con influenze europee), poltrone classiche da salotto veneziano, vetrinetta con un sacco di pentole in bell'ordine, condizionatore a palla, tappeti lussuosi, luce soffusa,...in collegamento con la Mecca su tv satellitare. Colpisce che siamo così diversi ma alla fine si riesce a stare tranquillamente seduti nella stessa stanza a parlare di Corano, Ramadan, Moschee e preghiere. E loro ci tengono a farti partecipe della loro religione, ma senza pressione. Non c'è ostilità, solo un gran senso di rispetto reciproco. Siamo stati bene, abbiamo mangiato un ottimo montone con una salsina eccezionale, bevuto foulerè, ...

15.11.2010

Secondo compleanno in Africa. Giornata semplice, una torta in casa in compagnia. Tanti messaggi di auguri sul telefonino e sulla mail. Un grazie ancora a tutti.

Ma com'è passare il compleanno qui ? Dipende da come lo vivi. Io non ci faccio mai molto caso, mi è sufficiente che la giornata sia bella e che possa prendermi i miei tempi. Così è stato; il dolce di Cristiana e Barbara era buono.

giovedì 11 novembre 2010

6 NOVEMBRE

Mentre gli altri apparecchiano la tavola e preparano la cena, mi sovviene un dubbio. Più di un dubbio, certezza. Oggi è un anno che siamo in cameroun. Cosa ne abbiamo capito ? Poco e molto. Una tempesta di emozioni. Ti giri indietro e non sembra che un anno sia passato. Siamo arrivati timorosi di tutto. Fiduciosi, curiosi ma al tempo stesso "pulcini bagnati". Oggi possiamo dire che sembra di essere a casa. Abbiamo trovato un ritmo, il piacere di stare con questa gente, il lusso di nuovi amici straordinari. Non so trovare una cosa che mi piace più di tutte. Sono mille. Come le difficoltà, ma che cerchiamo di affrontare con coraggio. Ripartiresti ? Si! Perché ? Vieni a vedere, non te lo so spiegare. Ma nello zaino metti anche un sacco di pazienza e la voglia di conoscere un nuovo modo di vivere. Posso solo dire che siamo fortunati. Qui, ma soprattutto a casa. Nel nostro mondo abbiamo il tempo per divertirci, per stare insieme, per progettare. Nei villaggi della brusse c'è solo il tempo per trovare il cibo...e aspettare il domani. Ma c'è una dignità che noi non conosciamo. Questa è la grande differenza. Non l'assenza dei giornali, la mancanza del cinema, delle patatine fritte e del gelato.
Ed in più abbiamo la possibilità di alzare la testa. Qui no.
Ed abbiamo delle scuole che, malgrado tutto, ci insegnano a ragionare, a pensare, a capire. Ma abbiamo anche una natura rovinata. Qui una alluvione è attesa come la manna dal cielo, nella nostra terra fa solo disastri.
Saremo a casa il 29 dicembre. Tardi per il Natale, presto per Capodanno.

PAOLO


Oggi Paolo è partito per la capitale, fra un paio di giorni sarà in Italia. Il suo anno di servizio civile è finito. Alle sette abbiamo fatto colazione tutti insieme, come sempre. Poi siamo saliti in macchina, caricato le sue quattro pesanti valigie...e lo abbiamo accompagnato a prendere l'autobus. E' stato strano. Non è la prima volta che accompagnamo i visitatori al loro rientro, ma con Paolo è diverso. Paolo è della nostra famiglia. Mi dispiace un sacco che parta. Ieri sera eravamo tutti in camera sua a vedere come sarebbe riuscito a farci stare quel monte di roba che ha comprato nelle sue valigie, senza superare il peso previsto. E' stato bello ridere e scherzare ancora. E' stato bello fantasticare su un nostro nuovo incontro, quando anche Barbara ed Emanuele saranno rientrati in italia. Gli abbiamo preparato un video perché possa ricordarsi di noi, delle mille avventure fatte insieme. Guardarlo con lui mi ha fatto cappire che è passato già un anno, ma che è stato fittissimo e ricchissimo di belle cose. Mi sono emozionato. Ed oggi, quando l'ho salutato, non sono riuscito a trattenere le lacrime. C'è riuscito solo Emanuele, ma perché di carattere è così. Facendo retromarcia per andare via, nello specchietto ho visto il viso di Cristiana e di Barbara ed anche il loro era rigato di lacrime. Buona strada Paolo, buona fortuna.
A presto.

2 NOVEMBRE

Oggi sarei dovuto rientrare a lavoro, invece siamo ancora qui. Cos'è successo ? Nulla di grave, solo la voglia di veder finito il nostro lavoro, di veder realizzate un po' delle cose che abbiamo iniziato. Il cantiere è stato ufficialmente chiuso (saldando il debito con l'impresa) il 30 ottobre. Adesso mancano gli allestimenti interni ed il trasloco di alcuni locali. Sarà un lavoraccio perché il materiale è tanto. Ci muoviamo come mille formichine all'interno della nuova struttura. Nel frattempo alcuni dipendenti curiosi si affacciano a vedere i nuovi locali. L'inaugurazione ufficiale sarà per i primi di dicembre, ma la nuova ala sarà agibile credo a metà di novembre. Pochi giorni ancora, allora, di duro lavoro. In tutti c'è molta soddisfazione per quello che stiamo facendo. La stanchezza inizia a farsi sentire. Le piogge oramai sonoo terminate, se ne riparlerà ad aprile. Il caldo non ci abbandona, ci fa solo respirare meglio la notte. Ci sono giorni che vorrei scostare le tende e vedere il cielo nuvoloso, invece l'ombra degli alberi mi fa capire che anche oggi sarà fatica e sudore. Tanto sudore. Sono nell'ordine di tre magliette al giorno.
Anche Cristiana inizia a vedere i primi risultati. I suoi "allievi" si gestiscono oramai da soli le ecografie; ...e pensare che lei non ne sapeva nulla e che gli infermieri non avevano nemmeno mai visto un ecografo. In Africa succede anche questo. Fatica, impegno, sudore, sorrisi, tenacia...ed un piccolo traguardo è stato raggiunto.
Sono giorni che si rientra stanchi e la voglia di scrivere viene meno.